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Foto > Alatri: ieri e oggi ...
Foto di Alatri
Ecco alcune foto della nostra città...
... ne troverete di vecchie e di nuove ...
E’ difficilissimo riassumere in poche righe una storia millenaria.
E’ forse più facile far parlare le immagini. Alatri, malgrado gli attacchi del tempo e degli uomini, è e rimane una città particolare, soprattutto agli occhi di chi vi è nato o, capitato in qualche modo, ha poi deciso di restarci.
Spesso laddove non arriva la ragione a spiegare certi fatti interviene la leggenda ma, si badi bene, non per voglia di sembrare ciò che non si è o per appropriarsi di ciò che non si ha- una storia illustre - ma semplicemente per dare ragione e spiegazione a ciò che ci lascia intravedere una pietra, un masso, una costruzione antica e altro ancora. Allora ecco fiorire storie di ciclopi o di fiere popolazioni orientali partite da lontano per fondare questa Città, di miracoli, di Santi e mule bianche che l’hanno scelta fra tante ... . Storie che agitano la mente di chi, bambino, è nato in questa città e le ha ascoltate raccontare da nonni e genitori e, a sua volta, le ha raccontate a figli e nipoti.
Non importa, allora, se sia storia o leggenda; l’importante è che tutto questo ti fa amare questa città in modo viscerale, tanto da farti sentire il bisogno di non lasciarla mai o di ritornarvi appena puoi.
Un pò di storia ...
La presenza umana nel territorio di Alatri è accertata dal periodo calcolitico. In epoca storica la città è abitata dalla popolazione italica degli Ernici. Nel 380 e nel 362 a.C. gli Ernici entrano in conflitto con Roma. Nella successiva rivolta del 306 a.C. Alatri, rimasta fedele a Roma, ottiene di restare indipendente e conosce un periodo di benessere, che ha un culmine nel primo quarantennio del II secolo a.C. in coincidenza con la riorganizzazione urbanistica e amministrativa della città promossa dal censore Lucio Betilieno Varo. Nel 90 a.C. Alatri ottiene la piena cittadinanza romana. Si suppone che il Cristianesimo sia arrivato già nell'età apostolica, sebbene la presenza di cristiani nella città non sia documentata prima del 380.
Dopo la caduta di Roma la città subisce le invasioni barbariche e la sanguinosa guerra tra Odoacre e Teodorico. Nel 543 Alatri è saccheggiata da Totila e rimane completamente distrutta; l'anno successivo viene inclusa nel Ducato romano, soggetto all'autorità papale. Nel 1173 Alatri conquista l'autonomia comunale. Nel 1186 la città, durante le lotte del papato contro l'impero, è assediata dall'esercito di Enrico VI al quale riesce tuttavia a resistere. Nel Duecento il comune alatrino si espande a danno dei paesi limitrofi: sottomette Collepardo ed in seguito anche Trivigliano, e aggredisce Vico nel Lazio, che verrà assoggettata all'inizio del XIV secolo, quando anche Frosinone sarà costretta a partecipare al Parlamento di Alatri e fornire truppe al comune ernico. Un forte periodo di sviluppo economico, monumentale ed edilizio si ha con la nomina del cardinal Gottifredo di Raynaldo a podestà nel 1286.
La cattività avignonese del papato coincide con una fase di decadenza per Alatri, che nel 1324 viene conquistata da Francesco de Ceccano. I ceccanesi domineranno Alatri per ben 35 anni, come dimostrano numerose lettere dei Papi che in quel periodo regnarono in Roma. In tali lettere, l'ultima del 1354, la Chiesa chiede aiuto ai popoli vicini perchè si coalizzino contro Francesco De Ceccano, dominatore di Alatri e in guerra con la Chiesa. Nel 1357 le Costituzioni egidiane obbligano la città a restituire la signoria su Trivigliano al papato e quella su Torre ai Caetani. Durante lo scisma d'occidente la città è occupata dalle milizie papali e rimane forzatamente fedele a Urbano VI. Tuttavia, a seguito dell'ingresso in città di Onorato Caetani, che cattura quaranta nobili, gli alatrensi per difendersi da ulteriori scorrerie nominano i Conti signori della città. Nel Quattrocento il dominio sulla città da parte di re Ladislao I di Napoli (1408-1414) divide la città in fazioni. In seguito, salvo la breve signoria di Filippo Maria Visconti nel 1434, Alatri deve sottostare al diretto potere pontificio, che si fa più soffocante. Nel XVI secolo il Sacco di Roma e la successiva occupazione spagnola lasciano la città impoverita e a dover fronteggiare la peste. La situazione economica si aggrava anche a causa di lunghe lotte con i comuni vicini e delle occupazioni da parte di Cesare di Caietani prima, e di Ferdinando Alvarez de Toledo poi.
Una riorganizzazione sociale e religiosa viene promossa da Ignazio Danti, vescovo della città dal 1583, che istituisce il Seminario Diocesano. Il XVII secolo per Alatri è segnato da due terremoti e nuovamente dalla peste. Nel Settecento la città raggiunge gli ottomila abitanti; viene attuata una riforma delle istituzioni locali, e nel 1729 viene istituito il Collegio delle Scuole Pie.
Con la proclamazione della Repubblica Romana nel 1798 emerge in città un ceto dirigente filofrancese, abbattuto però, nel luglio 1798, da una ribellione che sfocia in un massacro. Nel riordino amministrativo della provincia pontificia di Campagna e Marittima (che cambia nome in Dipartimento del Circeo), Alatri diviene capo cantone di un vasto territorio. Dal 1809 al 1814 la città subisce il dominio dell'impero napoleonico, e la deportazione in Francia di molti dissidenti e del vescovo Giuseppe Della Casa.
La Restaurazione produce un periodo di incertezza politica; il fenomeno del brigantaggio testimonia l'arretratezza generale dello Stato pontificio, nonostante i tentativi di migliorare la situazione (come la realizzazione dell'acquedotto per volere di Pio IX). Con l'instaurazione della Seconda Repubblica romana, il patriota alatrense Sisto Vinciguerra viene eletto deputato alla Costituente.
In seguito all'unificazione della penisola, la popolazione raggiunge i tredicimila abitanti; vengono potenziati i servizi di assistenza ed ha inizio un vivace progresso. Fiorisce anche la vita letteraria e politica. Nello stesso tempo, con l'aumento della popolazione, l'area del centro abitato supera assai presto l'antica cerchia muraria. Nel 1917 l'inaugurazione di una ferrovia vicinale fa cadere l'isolamento in cui si trova la città.
Durante la seconda guerra mondiale la città subisce pesanti perdite umane e la rovina di molti monumenti e abitazioni. Nel 1941 nel territorio di Alatri viene istituito il campo di internamento delle Fraschette, che rimarrà in funzione fino al 1944.
Dopo la guerra, anche se l’industrializzazione non prende piede nel territorio, Alatri diviene una città florida economicamente. Sparisce il latifondo, ma anche il tradizionale artigianato, ormai poco produttivo, ma in compenso si potenziano le attività commerciali. La rapida estensione della città fa sì che vaste aree al di fuori del centro storico vengano urbanizzate: in particolare Civette, che diventa una delle zone più popolose della città e il suo decimo rione, e Colleprata, dove sorgono soprattutto ville e case a schiera.
Nel 1984 Alatri riceve la visita di papa Giovanni Paolo II, invitato in occasione del 400° anniversario del ritrovamento delle reliquie del patrono San Sisto. È presente l'allora Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti. Le autorità cittadine conferiscono al Pontefice la cittadinanza onoraria.
Una notevole crisi delle istituzioni comunali, con frequenti cambiamenti di sindaco e giunta, porta a un grave dissesto finanziario nei primi anni novanta. Nel 1994 si ha per la prima volta l'elezione diretta del sindaco, che conferisce la necessaria stabilità alla vita amministrativa della città consentendo così un nuovo sviluppo. Nel frattempo si presenta il fenomeno dell'immigrazione, soprattutto da paesi quali Romania ed Albania, immigrazione che pone la necessità di istituire servizi finalizzati all'integrazione dei nuovi arrivati.




